Da dove nasce davvero la pizza?

La pizza, uno dei piatti più amati al mondo, ha una storia affascinante e complessa che affonda le radici nei secoli. Sebbene oggi sia indissolubilmente legata a Napoli, le origini della pizza risalgono a tradizioni culinarie molto più antiche, che si intrecciano con la storia sociale e culturale della cucina italiana.

Le tracce della pizza possono essere rinvenute già nell’antichità, quando gli Egizi, i Greci e i Romani preparavano delle focacce, condite con vari ingredienti. Ecco alcuni esempi significativi:

  1. Egizi: utilizzavano un impasto di farina e acqua, cotto su pietre roventi.
  2. Greci: preparavano una sorta di focaccia chiamata “plakous”, guarnita con erbe aromatiche e olio d’oliva.
  3. Romani: avevano il loro “puls”, un impasto simile, arricchito con formaggio e miele.

La vera evoluzione della pizza, quella che conosciamo oggi, cominciò a prendere forma nel XVIII secolo a Napoli. Qui, la cucina partenopea si arricchì di ingredienti freschi e locali, come pomodori, mozzarella di bufala e basilico. La mozzarella, in particolare, giocò un ruolo cruciale nella definizione della pizza moderna, grazie alla sua consistenza morbida e al suo sapore unico che si sposa perfettamente con il pomodoro.

Un momento fondamentale nella storia della pizza è il 1889, quando il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la famosa “Margherita” in onore della regina Margherita di Savoia. Questa pizza, con il suo semplice ma delizioso condimento di pomodoro, mozzarella e basilico, rappresentava i colori della bandiera italiana. La regina, colpita dalla bontà del piatto, contribuì a elevare la pizza a simbolo della gastronomia italiana.

Negli anni successivi, la pizza si diffuse rapidamente oltre i confini di Napoli, grazie agli immigrati italiani che portarono la tradizione culinaria in America e in altre parti del mondo. Negli Stati Uniti, la pizza si trasformò ulteriormente, dando vita a varianti regionali come:

  1. Pizza di Chicago: con la sua crosta alta e i ripieni abbondanti.
  2. Pizza newyorkese: famosa per la sua sottile crosta croccante e per la facilità con cui può essere mangiata “a portafoglio”.

Oggi, la pizza è un vero e proprio fenomeno globale, con una varietà di stili e ingredienti che riflettono le culture locali. Tuttavia, nonostante le molteplici interpretazioni, la pizza napoletana resta un punto di riferimento. Nel 2017, l’arte del pizzaiolo napoletano è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, sottolineando l’importanza culturale e storica di questo piatto.

Un aspetto affascinante della pizza è la sua capacità di adattarsi ai gusti e alle preferenze di diverse popolazioni. In Giappone, ad esempio, la pizza può essere guarnita con ingredienti come il teriyaki o il pesce palla, mentre in Brasile è comune trovare la pizza dolce, con frutta e cioccolato. Questa versatilità ha contribuito a rendere la pizza un simbolo di condivisione e convivialità, un piatto che unisce le persone attorno a un tavolo, indipendentemente dalla loro origine.

In Italia, la tradizione della pizza è custodita gelosamente e le pizzerie storiche continuano a mantenere vive le ricette classiche. I pizzaioli, veri artisti del settore, seguono tecniche tramandate di generazione in generazione, prestando attenzione ad ogni dettaglio, dall’impasto alla cottura nel forno a legna.

Esplorare la storia della pizza significa anche comprendere la sua evoluzione non solo come piatto, ma come simbolo di identità culturale. La pizza, con la sua ricca storia e le sue molteplici varianti, continua a deliziare i palati di milioni di persone in tutto il mondo, testimoniando così l’importanza della tradizione culinaria italiana nel panorama gastronomico globale.

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Redazione